Halloween, i costumi più originali delle superstar della NBA

I costumi più bizzarri e i travestimenti più originali delle stelle NBA il giorno di Halloween

Con la nuova stagione NBA che, molto probabilmente, prenderà il via tra la metà di questo dicembre ed il gennaio del prossimo anno, le superstar di uno degli spettacoli sportivi più importanti “Made in USA” avranno tutto il tempo per prepararsi e festeggiare Halloween. Si tratta di una ricorrenza molto sentita tra i giganti dei parquet degli Stati Uniti d’America che proprio in occasione di questo giorno, in passato, hanno sfoggiato alcuni degli abiti e dei travestimenti più originali e curiosi di sempre.

LeBron James

LeBron James, ad esempio, è stato tra i giocatori della lega professionistica di basket del nord America che meglio ha incarnato negli anni lo spirito di Halloween. Si racconta che il campione dei Los Angeles Lakers, protagonista delle ultime Finali NBA nella bolla di Orlando, passi ore e ore a truccarsi e travestirsi in occasione di ogni Halloween, prima di recarsi al palazzetto completamente trasfigurato, per poi scendere in campo e darsi battaglia a colpi di schiacciate e tiri da 3. Nel corso della stagione 2019, il neo vincitore del titolo NBA si presentò alla partita vestito da LeDward, ovvero Edward Scissorhands, il protagonista del famoso film “Edward mani di forbice” di Tim Burton; il suo costume (persino il trucco e la capigliatura) ricalcava in ogni minimo dettaglio quello indossato dall’attore Johnny Depp nel film del 1990 e, appunto per questa ragione, l’ex Miami e Cleveland fu costretto a saltare tutto il primo quarto del match perché “bloccato” negli spogliatoi a svestirsi e ritornare alla normalità.

Quello di James del 2019 non è stato l’unico costume indossato dalle stelle della NBA che ha suscitato la curiosità e l’apprezzamento dell’opinione pubblica e dei tifosi. Sebbene la stragrande maggioranza dei tradizionali travestimenti per Halloween facciano riferimento a personaggi di film dell’orrore, alcuni giocatori hanno preferito negli anni discostarsi da questa usanza per scegliere altri costumi, che decisamente incutevano meno timore nei tifosi, specie tra i più piccoli. Il centro dei Lakers JaVale McGee, ad esempio, qualche anno fa era diventato la copia spiccicata di Michael Keaton in Beetlejuice (altra pluripremiata pellicola di Burton).

Ancora, l’italiano Marco Belinelli partecipò nell’autunno del 2013 alle celebrazioni di Halloween dei San Antonio Spurs (squadra con cui ha vinto il titolo NBA nella stagione 2013/2014) arrivando vestito da Super Mario, uno dei personaggi di fantasia di matrice italiana più apprezzati negli States. L’atleta di San Giovanni in Persiceto finì così sulle copertine dei giornali sportivi, in compagnia dell’ex Virtus Bologna Manu Ginobili (travestito da Buzz Lightyear), di Kawhi Leonard (in versione Braccio di Ferro) e di Tony Parker (diventato un novello Capitan Uncino).

Ma, come detto, sono stati i costumi che hanno riferimento ai più famosi film horror ad aver ispirato i travestimenti più celebri di Halloween delle star della NBA. Kevin Love, ad esempio, ha impersonificato nel 2018 un perfetto Jason Voorhees, l’assassino di Crystal Lake della saga di Venerdì 13, mentre Isaiah Thomas è diventato per una notte un Umpa Lumpa de La Fabbrica di Cioccolato di Roald Dahl. Ma quale è stato il costume di Halloween più gettonato tra le star NBA? La risposta è semplice: quello di Joker. Che sia stata la versione impersonificata da Jared Leto in Suicide Squad o quella di Joaquin Phoenix in Joker, fino a quella immortale di Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro, la maschera del clown psicopatico di

Gotham City ha ispirato i più belli travestimenti dei campioni NBA, da John Wall a Bradley Beal, da JJ Redick a DeAndre Russell, perfetto nel 2019 nelle vesti dell’ultimo Joker interpretato dal premio Oscar Phoenix.

Gli atleti che supportano i politici

Quando sport e politica vanno a braccetto

Parlare di politica, si sa, può generare divisioni e favorire i litigi; lo stesso Galateo vieta espressamente che i partecipanti a una tavolata si mettano a conversare intorno a tale argomento. Non c’è da stupirsi in fondo, visto che quando si tratta dell’arte del buon governo si va a toccare un nervo scoperto. Insomma: bisognerebbe stare sempre molto attenti quando, a parole, si esaltal’operato di un partito oppure si denigra quello di un altro, cosa che evidentemente non fanno quegli sportivi che non nascondono le proprie preferenze politiche. Sport e politica negli Usa, come risaputo, vanno a braccetto, soprattutto ora che le Presidenziali sono entrate nel vivo. Sebbene la sfida tra Biden e Trump sia ormai alle battute decisive, è da tempoche i cestistidella NBA e i professionisti del football americano hanno fatto capire che Donald non è il Presidente che vorrebbero vedere ancora alla Casa Bianca per i prossimi 4 anni. Se non c’è stato un endorsement direttoper l’asino democratico poco ci manca!Ricordate quando i giocatori dei Jacksonville Jaguars e quelli dei Baltimore Ravens si sono inginocchiati per protestare contro Trump che aveva accusato i professionisti della NFLdi essere poco patrioti visto che non cantavano l’inno? A suo dire avrebbero meritato addirittura di essere licenziati! Avete per caso dimenticato il gesto, mediaticamente forte, del quarterbackdei San Francisco 49ers, Colin Kaepernick, che si era rifiutatodi alzarsi per l’inno a stelle e strisce prima dell’amichevole con i Green Bay Packers? Noi no,e potremmo così continuare. Discorso simile vale per l’NBA con Steve Kerr che senza fare riferimenti espliciti disse un giorno:” Questi non sono tempi normali”. Ogni allusione a persone non è puramente casuale. Qualche simpatizzante per l’attuale Presidente degli Usa che faccia parte o abbia fatto parte del mondo dello sport? Uno c’è ed è Aubrey Huff,ex base dei San Francisco Giants e giocatore chiave delle World Series del 2010, che non ha mai nascosto le sue simpatie per l’attuale inquilino della Casa Bianca. Com’è ovvionon sappiamo chi sarà il nuovo Presidente degli Stati Uniti ma possiamo affermare senza ombra di dubbio che Trump non è molto popolare tra gli atleti americani.

Tutti contro Trump?

Come accennato, il mondo sportivo americano, e in particolare la NBA, ha preso posizione nel sostenere alle prossime Presidenziali di novembre il candidato democratico Joe Biden. LeBron James, in particolare, in più di un’occasione non ha fatto mistero di non sopportare, per usare un eufemismo, Donald Trump e sicuramente non vedrà l’ora di accogliere alla Casa Bianca, con un post sui social, l’esponente dell’asinello. Lo stessodicasi per Kevin Durant che, dopo aver vinto il titolo con i Golden State Warriors nel 2017, fece capire, senza mezzi termini, che non sarebbe mai andato da Trump a festeggiare l’anello perché non aveva alcun rispetto per il comandante in capo delle forze armate statunitensi. Lungi da noi entrare nell’agone politico tra Repubblicani e Democratici, da cui siamo sicuri non saremmo in grado di uscirne, tuttavia appare innegabile come l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America, se vorrà essere rieletto, non potrà certo fare affidamento sulle stelle dello sport. Gli unici alleati del tycoon parrebbero essere il Kenya e l’Africa evangelica che si starebbero mobilitando per lui pregando affinché possa essere riconfermato. Meglio che niente verrebbe da dire.Immaginate che faccia farebbe Stephen Curry, che ad agosto riferendosi al Presidente Usa in carica ha detto: “Il mio barometro è lui: se l’attuale presidente è arrabbiato per qualcosa di cui qualcuno sta parlando, allora probabilmente stai dicendo la cosa giusta”, se Trump per qualche motivo venisse rieletto, e che dire poi di quella di LeBron James, forse il “nemico” numero uno del magnate? Qualche giorno ancora di pazienza elo scopriremo.

MMA, Khabib contro Gaethje è il match più atteso dell’anno in UFC

I campioni dell’UFC si ritrovano negli Emirati Arabi per una serata all’insegna dello spettacolo

Nel weekend tornerà a salire sul ring, a distanza di oltre un anno dalla sua ultima apparizione, il campione dei pesi leggeri dell’UFC, Khabib Nurmagomedov, che sfiderà il campione ad interim di categoria, l’americano Justin Gaethje. Gaethje si è guadagnato l’opportunità di sfidare l’imbattuto campione russo dopo aver vinto il match contro Tony Ferguson lo scorso maggio a Jacksonville, in Florida.

Il ritorno di Nurmagomedov è tra gli eventi più attesi degli sport da combattimento. Nel pomeriggio italiano di sabato 24 ottobre, al Flash Forum di Abu Dhabi, teatro dell’importante sfida tra il campione del Dagestan ed il lottatore dell’Arizona, non mancherà di certo lo spettacolo che, come consuetudine, sarà seguito da milioni e milioni di spettatori in tutto il mondo, compresi i fuoriclasse del mondo del calcio come Zlatan Ibrahimović e Paul Pogba, grandi appassionati delle arti marziali miste.

Nurmagomedov, dunque, farà la sua prima apparizione nell’ottagono dell’UFC (la più famosa e prestigiosa organizzazione di incontri di arti marziali miste) dopo aver sconfitto Dustin Poirier nel settembre dello scorso anno (sempre negli Emirati Arabi Uniti) ed aver vinto contro la stella irlandese Conor McGregor un anno prima sul ring di Las Vegas, nel match che ha fatto registrare il numero più alto di contatti pay-per-view nella storia delle MMA.

Il russo può vantare uno score in carriera immacolato (28 vittorie su 28 incontri), mentre Gaethje ha vinto 22 volte in 24 match, pur avendo collezionato due KO nei primi due incontri in UFC dove, tuttavia, è reduce da quattro successi consecutivi, compresa la vittoria della cintura dei pesi leggeri (ad interim) contro Ferguson a maggio.

L’evento in programma nel fine settimana negli Emirati rappresenta un importante punto di svolta nella carriera di entrambi i combattenti. Nurmagomedov non ha mai fatto segreto della sua voglia di appendere a breve i guantoni al chiodo. Il russo si ritirerà probabilmente nel giro di un anno, ma prima vuole portare il suo record a 30 vittorie in altrettanti incontri.

Per fare questo, però, dovrà prima superare il solido Gaethje, solo dal 2017 nel giro dell’UFC e subito diventato uno dei combattenti più abili della federazione. Nurmagomedov sarebbe dovuto tornare sul ring già questa primavera ma poi, per una serie di motivi, l’incontro è stato posticipato ben cinque volte e quindi annullato. Adesso, il campione imbattuto avrà la sua grande occasione per rimettersi in mostra e dimostrare di essere veramente il numero uno.

Dal canto suo Gaethje (campione ad interim della categoria) nell’ultimo match ha dominato dall’inizio alla fine contro Ferguson che, va ricordato, era reduce da una striscia di 12 vittorie di fila. La potenza e lo stile di combattimento di Gaethje hanno fatto sì che tutti gli appassionati delle MMA spingessero per la “promozione” in UFC del lottatore dell’Arizona che, prima di entrare a far parte della scuderia di Dana White (patron dell’Ultimate Fighting Championship), era uno dei campioni più apprezzati delle World Series of Fighting.

La sfida di Gaethje contro Nurmagomedov potrebbe essere soltanto il gustoso antipasto dell’evento che tutti gli appassionati sportivi attendono ormai da tempo, ovvero la rivincita tra il russo e McGregor. L’istrionico lottatore di Dublino, a riposo due anni dopo la batosta subita da Nurmagomedov, è tornato quest’anno a combattere sconfiggendo in soli 40 secondi Donald “Cowboy” Cerrone (battuto anche da Gaethje lo scorso anno). Il sogno è di rivederli presto sul ring, anzi nell’ottagono, magari per l’incontro numero 30 del russo che, a questo punto, potrebbe chiudere la sua carriera in quello che è già stato annunciato come il match di lotta che strapazzerà ogni record di incasso.

Insomma, non resta che attendere questo pomeriggio per sapere chi tra Gaethje e Nurmagomedov conserverà la cintura di campione dei pesi leggeri in UFC.

Weight of Gold, la battaglia psicologica dei campioni olimpionici a caccia dell’oro

Michael Phelps è stato uno dei più grandi olimpionici della storia, di sicuro l’atleta che ha vinto più di tutti in cinque edizioni dei giochi estivi (da Sydney 2000 a Rio de Janeiro 2016) dove ha collezionato in totale 28 medaglie (23 d’oro, 3 d’argento e 2 di bronzo). Per anni è stato il simbolo e l’icona del Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti; i dirigenti dell’organizzazione sportiva americana consideravano il nuotatore di Baltimora come la migliore delle pubblicità che la loro federazione potesse avere. Così è stato fino a poco tempo fa, almeno fino a quanto lo stesso Phelps non è venuto allo scoperto “denunciando”, attraverso la produzione di un documentario, Weight of Gold, le sofferenze mentali a cui la maggior parte degli olimpionici USA ha dovuto far fronte negli anni.

In una recente intervista, Phelps ha messo allo scoperto il trattamento che i tecnici e i medici dello staff olimpico degli Stati Uniti riservavano (e riservano) ai loro atleti. In sostanza, ha spiegato l’ex nuotatore, i vari sportivi impegnati nella preparazione delle Olimpiadi venivano visti come risorse da coltivare e seguire solo nella breve finestra di avvicinamento all’importante appuntamento iridato che si tiene ogni quattro anni. In questo lasso di tempo gli atleti, in sostanza, venivano spremuti fino al midollo, sia fisicamente che soprattutto psicologicamente, dagli allenamenti al regime alimentare da seguire per vincere. Finito il periodo “eleggibile” per le Olimpiadi (ovvero, sforata l’età anagrafica per competere e vincere ai giochi), gli stessi venivano lasciati al loro destino. Si abbandonavano i vecchi atleti per concentrarsi su quelli più giovani; insomma, carne fresca da portare al macello.

Da simbolo del Comitato Olimpico, quindi, Michael Phelps è passato al ruolo del grande accusatore, oggi malvisto da tutti i dirigenti sportivi americani che hanno accusato il “proiettile di Baltimora” di aver sfruttato in esclusiva, durante gli anni della sua carriera professionistica, gli enormi vantaggi e i privilegi concessi dall’organizzazione.

Eppure, anche quest’aspetto è stato sottolineato da Phelps nel documentario, proprio a sottolineare il metodo con cui i funzionari del Comitato Olimpico americano seguivano i migliori, ovvero gli atleti che avevano più chance di arrivare a medaglia, a discapito di tutti gli altri.

L’uscita di “Weight of Gold” negli ultimi mesi ha spinto i dirigenti olimpici americani a formare una task force che supervisionasse sulla salute mentale dei propri atleti. Sono circa mille i tesserati che l’organizzazione americana controlla ogni ciclo quadriennale di gare (tra giochi olimpici estivi ed invernali), eppure nello staff medico della federazione sono presenti soltanto tre medici specialisti in malattie e disturbi mentali.

Due sono i suicidi degli ex olimpionici USA avvenuti negli ultimi due anni, il primo quello della ciclista medaglia d’argento a Rio Kelly Catlin nella primavera del 2019, ed il secondo, a maggio di quest’anno, di Pavle Jovanovic, ex campione di bob olimpico. Entrambi, secondo quanto raccontato, soffrivano di depressione.

Anche Phelps, prima delle Olimpiadi del 2016, ha vissuto per mesi con il male oscuro, meditando più volte di farla finita. Un periodo tormentato della sua vita che lo ha portato anche a fare i conti con la legge, dopo essere stato arrestato per guida in stato d’ebbrezza nella sua Baltimora. Quell’episodio è stato riletto in seguito dal nuotatore, che successivamente si è sottoposto a cicli di sedute dallo psicoterapeuta prima della completa guarigione, come lo sfogo naturale di anni passati a reprimere tutte quelle emozioni che potevano rappresentare qualcosa di diverso o distogliere dall’obiettivo della vittoria in gara.

Il pluricampione olimpico ha così voluto raccontare la sua esperienza e quella di tanti altri atleti, nella speranza che in futuro nessuno sportivo si trovi più ad affrontare questo tipo di problematica.

Quali atleti seguire sui social?

Di quali professionisti dello sport dovremmo diventare followers?

Se avete dei dubbi, chiedete ai nativi digitali chi sono secondo loro gli sportivi da seguire sui social e siamo certi vi risponderanno con estrema facilità. D’altronde chi meglio di questi giovani, che hanno a che fare ogni giorno con la tecnologia,può darvi la giusta dritta? Nel caso in cui non sappiate proprio a chi rivolgervi, ci siamo qua noi per aiutarvi. Scegliere di chi diventare follower non è semplice perché tutte le stelle dello sport potenzialmente potrebbero essere seguite. E invece no, c’è un trucco che vogliamo svelarvi: optate solamente per quegli atleti che hanno una grande visibilità,ovverosia più di 1 milione di seguaci. Perché mai? Così facendo avrete accesso alla vita dei personaggi più esclusivi, ossia al meglio del meglio (o almeno si spera!). Facendo nomi e cognomi, non perdetevi le gesta di Cristiano Ronaldo, LeBron James, Lewis Hamilton e Rafael Nadal. Se avete molto tempo a disposizione da dedicare al“culto della persona”, vi suggeriamo di dare un’occhiata anche ai profili di Neymar e Messi. Una volta ottenuta da loro l’amicizia, come si suole dire in gergo, a cosa possiamo assistere? Per esempio a storie su Instagram che ritraggono i nostri eroi intenti a godersi la vita ma non solo: oltre a questi filmati che dopo 24 ore svaniscono, possiamo anche spulciare i loro album fotografici digitali, leggendo pure qualche commento a loro indirizzato. Prendere visione di ciò che hanno detto i followers nel momento in cui Cristiano Ronaldo ha chiesto la mano della compagna Georgina è ciò che ogni bravo seguace, o futuro tale, dovrebbe fare. Se a Instagram preferite Facebook, non perdetevi i post di LeBron James che non trattano solo di pallacanestro (mettiamola così), e se a Facebook preferite inveceTwitter, non fatevi scappare i cinguettii di Hamilton che molto spesso ci ricorda che èlui il più forte pilota di F1 di tutti i tempi.

L’avvento dei social ha cambiato tutto!

Possiamo affermarlo senza per altro essere smentiti da nessuno: l’avvento dei social network da un lato può essere considerato una maledizione, visto che nell’atto di postare siamo controllati, e dall’altro lato una benedizione, considerato che tutto il mondo può vedere ciò che facciamo e nel caso invidiarci. Per le stelle dello sport la nuova socialità virtuale non può che essere una benedizione:come potrebbero infatti non amare una piattaforma come Instagram che dà loro la possibilità di mettersi in mostra, 24 ore su 24, nel momento in cui decidono di caricare una fotografia che ritraeil loro parco macchine o un viaggio da mille e una notte?Essere protagonisti assoluti dello sport e al tempo stesso stelle dei social è di fondamentale importanza per Cristiano Ronaldo, LeBron James, Lewis Hamilton e Rafael Nadal che hanno bisogno di followers per sentirsi gratificati;mica possono bastare scudetti o titoli NBA! Ci vuole molto di più, e i social per gli sportivi più famosi esistono proprio per questo. Lo sappiamo: dopo aver visto qualche foto o post, siete già tentati di dire che seguire la vita dei vostri atleti preferiti è una banalità. In realtà non è sempre così: quando LeBron James ha vinto l’anello con i Lakers, osservare i suoi account era il modo migliore per partecipare alla festa dei losangelini come se fossimo lì presenti. Allo stesso modo far parte della storia del tennis scritta recentemente da Rafael Nadal, che ha battuto al Roland Garros2020 NovakĐoković, guardando le foto della sua bellissima vittoria, non è per nulla banale anzi…In alcuni casi, insomma, i social possono aiutarci a vivere ancora più intensamente gli sport che amiamo; l’importante, ricordatelo, è seguire determinati atleti rispetto ad altri. Di soliti quelli che hanno più di 1 milione di followers.

Sport e alimentazione, cosa sono i super food e quali sono i migliori?

I supercibi e la loro importanza nella dieta degli sportivi professionisti

Una corretta alimentazione è uno dei principi alla base della vita di un atleta professionista che dal cibo (ma non solo) trae gli elementi essenziali per poter costruire la propria massa muscolare e mantenere il proprio fisico allenato e pronto per gli allenamenti e le competizioni. Allenarsi duramente e migliorare la propria tecnica di gioco potrebbe risultare inutile se non si segue una dieta equilibrata che garantisca al proprio corpo la giusta quantità e qualità del carburante necessario.

Per ottenere migliori prestazioni, gli atleti professionisti spesso ricorrono ad una serie di alimenti, i cosiddetti super food o super cibi, che se aggiunti regolarmente ai regimi alimentari settimanali contribuiscono a bruciare i grassi in eccesso, a idratare meglio il corpo e a mantenere il livello ottimale di energia nel proprio fisico.

Ma cosa sono i super cibi? Si tratta principalmente di alimenti di origine vegetale, ma la famiglia dei super cibi comprende anche alcuni pesci e latticini. Mirtilli, salmone e cavolo riccio, ad esempio, sono alcuni dei principali alimenti che hanno ottenuto l’etichetta di “super cibo”. Probabilmente, il più comune degli alimenti caratterizzati come super food o super cibi sono le proteine. Come noto, queste sono un elemento indispensabile per la dieta di ogni sportivo. Contribuiscono a mantenere forti i muscoli e tutte le articolazioni, a bruciare più velocemente i grassi e sono vitali per il recupero dallo sforzo fisico. Tutti i super cibi contengono una varietà di sostanze nutritive, come gli antiossidanti, che si ritiene possano scongiurare l’avanzare del cancro. I super cibi contengono anche grassi sani, pensati per prevenire le malattie cardiache; inoltre, contengono fibre, utili per prevenire il diabete e i problemi digestivi.

Oltre al cavolo riccio, la maggior parte delle verdure a foglia verde (bietole, cavoli, spinaci, broccoli) viene considerata un super cibo. Queste contengono una fonte infinita di vitamine A, C e K, oltre a fibre, calcio ed altri minerali. Anche le patate dolci e la zucca di solito rientrano nella categoria dei super cibi. Queste ultime sono in generale fonte di fibre, di vitamina A e molto altro ancora. Nella nostra lista della spesa includeremo anche i fagioli ed i cereali integrali, riserve naturali di proteine ​​a basso contenuto di grassi. Queste pepite alimentari contengono fibre insolubili, che aiutano ad abbassano il colesterolo; inoltre in questi alimenti troveremo anche fibre solubili (utili a fornire una più lunga sensazione di pienezza) e svariate vitamine e oligoelementi, come il manganese.

Tra i cibi classificati come “super” vale la pena ricordare anche il salmone (e le sardine, lo sgombro e alcuni pesci ricchi di acidi grassi omega-3, elementi essenziali per ridurre il rischio di malattie cardiache e ictus), l’olio di cocco, i semi di chia (già noto come super alimento ai tempi degli aztechi), latte di cocco (considerato come l’integratore di potassio ed elettroliti per eccellenza), i fiocchi d’avena, le uova, le banane.

Tuttavia, gli scienziati ed i nutrizionisti considerano la caratterizzazione della parola “super food” applicata ai vari alimenti come una mera trovata pubblicitaria che non trova una vera e propria base empirica nella ricerca. Un’altra critica generale dell’uso del termine “super food” è relativa alla questione della lavorazione e della preparazione di questi super alimenti. Alcuni tè verdi in bottiglia prodotti in commercio, ad esempio, vengono spesso preparati con tè di qualità inferiore, oltre ad essere miscelati con abbondanti quantità di zucchero. Allo stesso modo, alcuni cereali integrali vengono spesso lavorati in modo tale da diventare più appetibili (non solo visivamente); tuttavia questo processo rischia di renderli meno salutari, se non addirittura dannosi. Come al solito, occorre prestare molta attenzione, a partire dalla scelta dei cibi che si acquistano fino alla loro preparazione e cottura.

Qual è il modo migliore per mettere su massa?

Esistono o meno dei segreti per migliorare la muscolatura?

Ecco i nostri consigli per un corretto sviluppo muscolare

Partiamo subito con lo sfatare un mito: non bisogna per forza chiamarsi Hulk Hogan o Arnold Schwarzenegger per mettere su massa! Non importa di che tipo di fisico si è dotati perché chiunque può sviluppare la propria muscolatura, e può farlo solo attraverso alcuni accorgimenti che ora vi diremo. Se siete pronti a cambiare letteralmente la vostra vita, lavorando sodo, privandovi di dolci e alimenti poco sani, in quel caso e solo in quel caso proseguite nella lettura. I sacrifici richiesti ci sono ma, vedrete, la soddisfazione finale sarà tanta. Iniziamo. Per mettere su massa muscolare, intesa come l’insieme delle cellule che compongono i muscoli del corpo, per prima cosa dovrete allenarla per un massimo di 4 volte a settimana – noi personalmente vi consigliamo di fare esercizio 3 volte, ovvero lunedì, mercoledì e venerdì utilizzando gli altri giorni per riposare. Badate bene: i primi risultati saranno visibili solo dopo 6 settimane, dunque calma e sangue freddo. Ricordate di far lavorare correttamente e allo stesso modo tutti i distretti muscolari, altrimenti non vi basteranno nemmeno 6 mesi per vedere miglioramenti, e seguite una dieta equilibrata e variegata che contenga tutti i nutrienti e le vitamine di cui il vostro corpo ha bisogno. Per il vostro corretto sviluppo muscolare ci sarà bisogno di proteine, meglio se 1,70 grammi di proteine per ogni chilo di peso corporeo, da assumere tramite spuntini nell’arco della giornata (di solito 2), e di 300 – 500 calorie giornaliere. Non dimenticatevi infine di riposare: fare esercizio fisico senza dare la possibilità ai muscoli di rilassarsi fa più male che bene. Questi i nostri consigli che andremo ad approfondire ulteriormente nel prossimo paragrafo.

Allenamento, corretta alimentazione e riposo: le chiavi del successo

Chi crede che per mettere su massa basti prendere qualche strana pozione magica (chiamiamola così!) si sbaglia di grosso: per sviluppare e allo stesso tempo migliorare la muscolatura sono richiesti rigore, sacrificio e allenamento. Per rigore intendiamo il rispetto di un regime alimentare che presuppone l’assunzione di cibi ricchi di proteine e altri di origine vegetale, non dimenticando poi di consumare anche carne magra e mai rossa, mentre per sacrificio intendiamo l’evitare alcolici, dolci e tutti quei piatti che sono buonissimi ma che non aiutano a raggiungere il nostro obiettivo (purtroppo la pizza è uno di questi). Quando infine parliamo di allenamento facciamo riferimento all’esercizio fisico da spalmare su di un massimo di 4 volte a settimana in cui dobbiamo provare a superare noi stessi senza dimenticare che dopo tanta fatica dobbiamo riposare e tanto. Oltre alle 8 ore di sonno, anche un paio di pisolini di massimo 20 minuti sono assolutamente consigliati. Chi vi dice che per mettere su massa bisogna andare in palestra ogni giorno dice il falso perché senza la fase del riposo i muscoli non possono rigenerarsi; dice invece il vero chi vi consiglia di variare gli esercizi in modo che il corpo non si abitui a eseguire sempre gli stessi movimenti. Tutto qui? Non proprio: non scordate di bere almeno 1 litro e mezzo di acqua al giorno – la corretta idratazione e il corretto riposo sono e saranno indispensabili per il vostro sviluppo muscolare.

Alcuni esercizi che vi consigliamo

Durante la lettura dell’articolo visarete certamente chiesti quali esercizi fanno per voi e ora ve lo diremo. Scusate i tecnicismi ma è indispensabile che voi conosciate il nome corretto dei migliori esercizi per la massa muscolare. 10 sono quelli che vi consigliamo. Pronti a prendere carta e penna per segnarli? Iniziamo. In una settimana di allenamento, ovverosia 3 volte in totale come vi abbiamo suggerito, datevi da fare eseguendo: affondi in camminata,sollevamento dei talloni, squat, piegamenti a terra, rematore con bilanciere, farmer walk con kettlebell,russian twist con disco, spinte per manubri con panca inclinata, croci inverse con manubri e croci con manubri.

Champions League al via: l’analisi delle avversarie delle italiane ai gironi

Juventus, Inter, Atalanta e Lazio in campo per riportare la Champions in Italia

Champions League, si parte. La truppa delle squadre italiane impegnate nel più prestigioso torneo di calcio continentale è pronta quest’anno a stupire tutti e a contendere il trofeo alle big del vecchio continente.

L’urna di Nyon ha restituito un sorteggio dolceamaro per le compagini tricolori impegnate in Europa, con le due nerazzurre lombarde, Inter e Atalanta, inserite rispettivamente nei Gruppi B e D, che di certo avranno poco da sorridere viste le avversarie in campo. Il team allenato da Antonio Conte dovrà, infatti, vedersela con i campioni dell’ultima Liga, il Real Madrid di Zinedine Zidane; oltre alle merengues, le altre formazioni presenti nel girone dell’Inter saranno gli ucraini dello Shakhtar Donetsk ed i tedeschi del Borussia Mönchengladbach.

Alla Dea, invece, spetterà il difficile compito di tenere testa ai campioni inglesi del Liverpool (che ha vinto la Champions League nel 2019), agli olandesi dell’Ajax e ai danesi del Midtjylland. Urna benevola per la Lazio di Simone Inzaghi che affronterà nel Gruppo F lo Zenit San Pietroburgo, campione di Russia, il Borussia Dortmund, vice campione di Germania ed ex squadra della stella biancoceleste Ciro Immobile, e il Club Bruges, che ha vinto il titolo in Belgio.

Può invece sorridere la Juventus campione d’Italia (unica italiana inserita in prima fascia) che invece è stata sorteggiata nel Gruppo G. I bianconeri, tra i favoriti per la vittoria dello Scudetto in Italia, dovranno vedersela con il nuovo Barcellona di Ronald Koeman, una delle grandi deluse dell’ultima edizione del prestigioso torneo continentale (da amarcord l’8-2 subito dal Bayern Monaco ai quarti di finale dell’ultima edizione del torneo), con gli ucraini della Dinamo Kiev e con gli ungheresi del Ferencváros.

Entrando nel dettaglio di quest’ultimo raggruppamento, senza dubbio sarà motivo di interesse assistere al doppio confronto tra i campioni d’Italia e i blaugrana, con il fuoriclasse argentino Lionel Messi che si ritroverà di nuovo a giocare contro Cristiano Ronaldo (prima della Juventus al Real Madrid), dopo gli anni di battaglie e duelli all’ultimo gol che avevano visto i due protagonisti sui campi spagnoli; inoltre, dopo quattro stagioni e 122 presenze in bianconero, il bosniaco Miralem Pjanić tornerà a giocare allo Stadium da avversario (con l’ex catalano Arthur Melo che invece giocherà tra le fila dei piemontesi).

Anche per l’Inter, quella contro il Real Madrid sarà una gara vietata ai deboli di cuore (le due squadre non si affrontano dal 1998). Il Santiago Bernabeu, tana del Real, è uno stadio che evoca dolcissimi ricordi ai tifosi nerazzurri. Conte ritroverà come avversario in panchina il suo compagno di squadra alla Juventus Zidane, mentre per il neo interista Achraf Hakimi la sfida contro le merengues avrà il sapore della vendetta (la Casa Blanca non ha mai veramente creduto nell’esplosione del talento del marocchino).

Nel girone della Lazio la sfida più attesa sarà quella contro il Dortmund, l’antagonista della corazzata Bayern in Bundesliga. La formazione giallonera ha in sostanza mantenuto la stessa squadra dello scorso anno (eccezion fatta per Hakimi che era in prestito dal Real) e presenterà nell’undici titolare il giovane norvegese Erling Håland, “the next big thing” del calcio europeo, un attaccante (classe 2000) capace di mettere a segno già 10 gol nelle 8 precedenti partite di Champions League disputate con le casacche del Salisburgo e, appunto, con quella del Dortmund.

Chiudiamo passando brevemente in rassegna il girone dell’Atalanta che tornerà a visitare la città di Liverpool dove, nel corso della stagione 2017/2018, aveva già giocato nei gironi di Europa League, non contro i Reds ma contro l’Everton (al Goodison Park finì 5-1 per gli orobici). La sfida tra i tecnici Jürgen Klopp e Gian Piero Gasperini sarà uno spettacolo unico per tutti gli amanti del calcio e gli appassionati sportivi.

Le vittorie più improbabili nello sport

I trionfi dello sport che non ti aspetti

Quando il piccolo Davide batte il gigante Golia a calcio, a basket,atennis e non solo

Se qualcuno dovesse mai domandarci perché amiamo così tanto lo sport, probabilmente risponderemmo perché è uno dei pochi ambiti in cui il più debole può superare il più forte. Nel calcio, nel basket ma anche nel tennis, il piccolo Davide può battere il gigante Golia più e più volte e tutto ciò può sembrare follia visto che siamo cresciuti con l’idea che alla fine è il più “attrezzato” a dettare legge. E così non è: il poco conosciuto Leicester (almeno fino a 4 anni fa) nel 2016 si è fatto valere nei confronti delle corazzate Arsenal, Manchester United, Manchester City e Liverpool e allo stesso modo la Grecia che nel 2004 ha conquistato l’Europeo e non era per nulla favorita. Che dire poi dei Toronto Raptors che hanno conquistato l’anello nell’edizione 2018-2019 battendo in finale l’invincibile armata Golden State Warriors? Nessuno, fidatevi, nessuno avrebbe scommesso un dollaro sulla vittoria dell’NBA da parte dei canadesi. E potremmo così continuare ricordandovi ad esempio l’incontro (pazzesco) tra Stefanos Tsitsipas e Roger Federer nel quarto turno dell’Australian Open 2019 in cui il greco è riuscito a superare un totem come lo svizzero. Le 4 vittorie improbabili (sulla carta) di cui vi abbiamo fatto menzione sono per noi emozione allo stato puro e al contempo il motivo per cui non abbiamo intenzione di perderci nemmeno un minuto dei prossimi spettacolari appuntamenti di calcio, basket e tennis.

Lo sport come narrazione di favole

Se vincere fosse solo una prerogativa delle squadre più forti o degli atleti più fenomenali, credete forse che lo sport in generale sarebbe così bello ed entusiasmante? Ovviamente no. E poi diciamoci la verità: a chi non piace le favole sportive, quelle in cui il più debole riesce a sconfiggere il più forte?Domanda retorica come retorico è il seguente interrogativo: “Esiste qualcuno che è rimasto impassabili davanti al trionfo di Ranieri con il Leicester nel 2016 oppure davanti alla pazzesca vittoria dell’Europeo da parte della Grecia nel 2004? Non crediamo poi che esista qualcuno che non sia rimasto “positivamente scioccato” quando il Verona di Bagnoli si è laureato Campione d’Italia nella stagione 1984-1985, Verona che aveva iniziato la stagione con l’obiettivo di salvarsi, oppure quando il 17enne Boris Becker ha sconfitto la testa di serie numero 1 John McEnroe nel corso di quel famosissimo torneo di Wimbledon del 1985. Come dimenticare la finale Liverpool-Milan di Champions League del 2005 in cui Reds alla fine del primo tempo, dopo il parziale di 3 reti a 0 subìto, erano entrati negli spogliatoi con le ossa rotte: la Coppa dei Campioni in quel momento era destinata a volare a Milano. Eppure il Davide Liverpool non si è perso d’animo e non solo ha recuperato lo svantaggio nei confronti del Golia Milan ma è riuscito ad alzare al cielo la coppa dalle grandi orecchie dopo i calci di rigore. Se questa non è una favola sportiva…I tifosi rossoneri in questo momento ci staranno certamente odiando ma si sta pur sempre parlando delle vittorie più improbabili nello sport, e quella del Liverpool dopo quei primi 45 minuti era più che improbabile. Tornando indietro nel tempo al 1997 non possiamo non ricordare la Coppa Italia vinta dal Vicenza di Guidolin. Allora nessuno avrebbe mai pensato che i biancorossi avrebbero potuto fare strada all’interno della manifestazione, figurarsi battere il Napoli in finale. Concludiamo questo articolo ricordandovi l’oro “assurdo” conquistato alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City nel 2002 da Steven Bradbury. Questo pattinatore su ghiaccio, infortunatosi gravemente 4 anni prima, non aveva alcuna speranza di poter trionfare eppure, avversario dopo avversario, è riuscito a superare tutti. Tanto clamoroso fu il suo successo che l’Australia, sua nazione di origine, coniò l’espressione “Doing a Bradbury”, ovvero avere un colpo di fortuna.

Boxe, Mike Tyson torna sul ring a novembre per sfidare Roy Jones Jr.

Il ritorno di Iron Mike scuote il mondo del pugilato

È uno dei match di boxe più attesi dell’anno. Nella notte italiana tra sabato 28 e domenica 29 novembre, Mike Tyson e Roy Jones Jr. saliranno sul ring della Dignity Health Sports Arena di Carson, in California, per un incontro di beneficenza sulla lunghezza degli otto round. Ma secondo gli addetti ai lavori (e nella speranza dei tanti appassionati di pugilato), il match sarà tutt’altro che un incontro amichevole.

In una recente intervista Roy Jones Jr., già campione WBA, WBC, IBF e WBO e ritiratosi ufficialmente dal ring nel 2018 dopo una onorata carriera professionistica durata 29 anni, ha riferito di avere “seriamente” paura di affrontare Mike Tyson in un match di pugilato, seppur in maniera amichevole. Sebbene i due pugili veterani stiano prendendo la preparazione verso l’incontro molto sul serio, lo scopo della sfida resterà quello di raccogliere fondi per beneficenza, con l’arbitro che è stato già istruito per “intervenire” se il match dovesse travalicare i confini della più classica esibizione di boxe. E non è detto che questo non accada, visti i precedenti che hanno reso celebre e discussa la figura di Tyson.

vincitore boxe

Roy Jones Jr., 51 anni, ha un record di 66 match vinti e 9 persi in carriera. Tyson, invece, è più vecchio di 3 anni ed in carriera ha registrato 50 vittorie (con 44 KO) e 6 sconfitte. Iron Mike è salito sul ring per l’ultima volta in un match ufficiale l’11 giugno del 2005 contro il pugile irlandese Kevin McBride al MCI Center di Washington, perdendo alla sesta ripresa. Negli ultimi anni però, tra le riprese di un film e qualche pubblicità, Tyson si è messo nuovamente a lavorare sodo in palestra, rimettendosi in tiro pronto per ritornare a vestire i guantoni e combattere.

Mike Tyson è stato il più giovane campione dei pesi massimi al mondo, conquistando l’ambita cintura a soli 20 anni (record tuttora imbattuto). I suoi colpi, veloci e potenti, lo hanno reso uno dei pugili più forti al mondo, proprio nel momento di massimo splendore della boxe. Molti dei match di Iron Mike si sono risolti in pochi secondi con la vittoria di Tyson e quasi tutti, dalla sua prima sconfitta contro Buster Douglas a Tokyo fino alla famosa sfida contro Evander Holyfiel del 1997 (quando Tyson staccò a morsi l’orecchio dell’avversario), sono entrati nella leggenda di questo antico sport. Oggi Iron Mike sembra tornato di nuovo in gran forma, veloce, pronto a ripartire, con quella carica di follia che lo ha sempre contraddistinto.

Anche per questa ragione è Tyson il favorito nel match di beneficenza di Carson. A differenza del pugile di Brooklyn, Roy Jones Jr. è stato per lo più un combattente della categoria dei pesi massimi leggeri, eccellendo comunque anche nell’altra categoria. Se Tyson prediligeva aggredire sin dall’inizio del match il proprio avversario (anche boxando al limite del regolamento), Jones si è contraddistinto in passato per essere stato un pugile decisamente più tecnico. Insomma, il pubblico si è sempre più divertito guardando un match di Jones. Inoltre, il quattro volte campione del mondo ha vinto più incontri in carriera rispetto a Tyson ed è stato nominato anche pugile del decennio negli anni novanta dalla Boxing Writers Association of America.

Come finirà il match? Con Tyson sul ring, tutto è possibile. Di sicuro, Iron Mike non tornerà a lottare per perdere, anche se il suo prossimo match sarà solo un incontro di beneficenza. Tuttavia, Roy Jones Jr. dovrebbe certamente essere in una forma fisica migliore, con più resistenza e movimenti più fluidi rispetto a Tyson (del resto, si è ritirato solo due anni fa).

Da segnalare, infine, che nella stessa serata saliranno sul ring anche la star di YouTube Jake Paul (fratello di Logan) e l’ex playmaker dei New York Knicks Nate Robinson, al debutto ufficiale in un match di pugilato.