MMA, Khabib contro Gaethje è il match più atteso dell’anno in UFC

I campioni dell’UFC si ritrovano negli Emirati Arabi per una serata all’insegna dello spettacolo

Nel weekend tornerà a salire sul ring, a distanza di oltre un anno dalla sua ultima apparizione, il campione dei pesi leggeri dell’UFC, Khabib Nurmagomedov, che sfiderà il campione ad interim di categoria, l’americano Justin Gaethje. Gaethje si è guadagnato l’opportunità di sfidare l’imbattuto campione russo dopo aver vinto il match contro Tony Ferguson lo scorso maggio a Jacksonville, in Florida.

Il ritorno di Nurmagomedov è tra gli eventi più attesi degli sport da combattimento. Nel pomeriggio italiano di sabato 24 ottobre, al Flash Forum di Abu Dhabi, teatro dell’importante sfida tra il campione del Dagestan ed il lottatore dell’Arizona, non mancherà di certo lo spettacolo che, come consuetudine, sarà seguito da milioni e milioni di spettatori in tutto il mondo, compresi i fuoriclasse del mondo del calcio come Zlatan Ibrahimović e Paul Pogba, grandi appassionati delle arti marziali miste.

Nurmagomedov, dunque, farà la sua prima apparizione nell’ottagono dell’UFC (la più famosa e prestigiosa organizzazione di incontri di arti marziali miste) dopo aver sconfitto Dustin Poirier nel settembre dello scorso anno (sempre negli Emirati Arabi Uniti) ed aver vinto contro la stella irlandese Conor McGregor un anno prima sul ring di Las Vegas, nel match che ha fatto registrare il numero più alto di contatti pay-per-view nella storia delle MMA.

Il russo può vantare uno score in carriera immacolato (28 vittorie su 28 incontri), mentre Gaethje ha vinto 22 volte in 24 match, pur avendo collezionato due KO nei primi due incontri in UFC dove, tuttavia, è reduce da quattro successi consecutivi, compresa la vittoria della cintura dei pesi leggeri (ad interim) contro Ferguson a maggio.

L’evento in programma nel fine settimana negli Emirati rappresenta un importante punto di svolta nella carriera di entrambi i combattenti. Nurmagomedov non ha mai fatto segreto della sua voglia di appendere a breve i guantoni al chiodo. Il russo si ritirerà probabilmente nel giro di un anno, ma prima vuole portare il suo record a 30 vittorie in altrettanti incontri.

Per fare questo, però, dovrà prima superare il solido Gaethje, solo dal 2017 nel giro dell’UFC e subito diventato uno dei combattenti più abili della federazione. Nurmagomedov sarebbe dovuto tornare sul ring già questa primavera ma poi, per una serie di motivi, l’incontro è stato posticipato ben cinque volte e quindi annullato. Adesso, il campione imbattuto avrà la sua grande occasione per rimettersi in mostra e dimostrare di essere veramente il numero uno.

Dal canto suo Gaethje (campione ad interim della categoria) nell’ultimo match ha dominato dall’inizio alla fine contro Ferguson che, va ricordato, era reduce da una striscia di 12 vittorie di fila. La potenza e lo stile di combattimento di Gaethje hanno fatto sì che tutti gli appassionati delle MMA spingessero per la “promozione” in UFC del lottatore dell’Arizona che, prima di entrare a far parte della scuderia di Dana White (patron dell’Ultimate Fighting Championship), era uno dei campioni più apprezzati delle World Series of Fighting.

La sfida di Gaethje contro Nurmagomedov potrebbe essere soltanto il gustoso antipasto dell’evento che tutti gli appassionati sportivi attendono ormai da tempo, ovvero la rivincita tra il russo e McGregor. L’istrionico lottatore di Dublino, a riposo due anni dopo la batosta subita da Nurmagomedov, è tornato quest’anno a combattere sconfiggendo in soli 40 secondi Donald “Cowboy” Cerrone (battuto anche da Gaethje lo scorso anno). Il sogno è di rivederli presto sul ring, anzi nell’ottagono, magari per l’incontro numero 30 del russo che, a questo punto, potrebbe chiudere la sua carriera in quello che è già stato annunciato come il match di lotta che strapazzerà ogni record di incasso.

Insomma, non resta che attendere questo pomeriggio per sapere chi tra Gaethje e Nurmagomedov conserverà la cintura di campione dei pesi leggeri in UFC.

Champions League al via: l’analisi delle avversarie delle italiane ai gironi

Juventus, Inter, Atalanta e Lazio in campo per riportare la Champions in Italia

Champions League, si parte. La truppa delle squadre italiane impegnate nel più prestigioso torneo di calcio continentale è pronta quest’anno a stupire tutti e a contendere il trofeo alle big del vecchio continente.

L’urna di Nyon ha restituito un sorteggio dolceamaro per le compagini tricolori impegnate in Europa, con le due nerazzurre lombarde, Inter e Atalanta, inserite rispettivamente nei Gruppi B e D, che di certo avranno poco da sorridere viste le avversarie in campo. Il team allenato da Antonio Conte dovrà, infatti, vedersela con i campioni dell’ultima Liga, il Real Madrid di Zinedine Zidane; oltre alle merengues, le altre formazioni presenti nel girone dell’Inter saranno gli ucraini dello Shakhtar Donetsk ed i tedeschi del Borussia Mönchengladbach.

Alla Dea, invece, spetterà il difficile compito di tenere testa ai campioni inglesi del Liverpool (che ha vinto la Champions League nel 2019), agli olandesi dell’Ajax e ai danesi del Midtjylland. Urna benevola per la Lazio di Simone Inzaghi che affronterà nel Gruppo F lo Zenit San Pietroburgo, campione di Russia, il Borussia Dortmund, vice campione di Germania ed ex squadra della stella biancoceleste Ciro Immobile, e il Club Bruges, che ha vinto il titolo in Belgio.

Può invece sorridere la Juventus campione d’Italia (unica italiana inserita in prima fascia) che invece è stata sorteggiata nel Gruppo G. I bianconeri, tra i favoriti per la vittoria dello Scudetto in Italia, dovranno vedersela con il nuovo Barcellona di Ronald Koeman, una delle grandi deluse dell’ultima edizione del prestigioso torneo continentale (da amarcord l’8-2 subito dal Bayern Monaco ai quarti di finale dell’ultima edizione del torneo), con gli ucraini della Dinamo Kiev e con gli ungheresi del Ferencváros.

Entrando nel dettaglio di quest’ultimo raggruppamento, senza dubbio sarà motivo di interesse assistere al doppio confronto tra i campioni d’Italia e i blaugrana, con il fuoriclasse argentino Lionel Messi che si ritroverà di nuovo a giocare contro Cristiano Ronaldo (prima della Juventus al Real Madrid), dopo gli anni di battaglie e duelli all’ultimo gol che avevano visto i due protagonisti sui campi spagnoli; inoltre, dopo quattro stagioni e 122 presenze in bianconero, il bosniaco Miralem Pjanić tornerà a giocare allo Stadium da avversario (con l’ex catalano Arthur Melo che invece giocherà tra le fila dei piemontesi).

Anche per l’Inter, quella contro il Real Madrid sarà una gara vietata ai deboli di cuore (le due squadre non si affrontano dal 1998). Il Santiago Bernabeu, tana del Real, è uno stadio che evoca dolcissimi ricordi ai tifosi nerazzurri. Conte ritroverà come avversario in panchina il suo compagno di squadra alla Juventus Zidane, mentre per il neo interista Achraf Hakimi la sfida contro le merengues avrà il sapore della vendetta (la Casa Blanca non ha mai veramente creduto nell’esplosione del talento del marocchino).

Nel girone della Lazio la sfida più attesa sarà quella contro il Dortmund, l’antagonista della corazzata Bayern in Bundesliga. La formazione giallonera ha in sostanza mantenuto la stessa squadra dello scorso anno (eccezion fatta per Hakimi che era in prestito dal Real) e presenterà nell’undici titolare il giovane norvegese Erling Håland, “the next big thing” del calcio europeo, un attaccante (classe 2000) capace di mettere a segno già 10 gol nelle 8 precedenti partite di Champions League disputate con le casacche del Salisburgo e, appunto, con quella del Dortmund.

Chiudiamo passando brevemente in rassegna il girone dell’Atalanta che tornerà a visitare la città di Liverpool dove, nel corso della stagione 2017/2018, aveva già giocato nei gironi di Europa League, non contro i Reds ma contro l’Everton (al Goodison Park finì 5-1 per gli orobici). La sfida tra i tecnici Jürgen Klopp e Gian Piero Gasperini sarà uno spettacolo unico per tutti gli amanti del calcio e gli appassionati sportivi.

Serie A, questo Milan può arrivare in Champions League

Gli esperti di calcio sono sicuri: Milan da Champions

San Siro, Curva Sud

Il Milan è tra le squadre più in forma del momento in Serie A. La compagine rossonera, impegnata tra l’altro anche in Europa League (competizione nella quale è già scesa in campo nei turni di qualificazione, ottenendo il biglietto d’ingresso alla fase a gironi), ha ottenuto tre successi nelle prime tre giornate della nuova stagione di campionato, peraltro senza subire alcun gol, un record combinato che il Diavolo non centrava dalla stagione 1971/1972.

I numeri, le statistiche ed i ricorsi storici danno ragione al Milan di Stefano Pioli e, allo stesso tempo, fanno sognare tutti i tifosi rossoneri. Il Milan si ritrova così a guardare tutti dall’alto in basso in classifica, in Serie A, alla prima sosta del campionato (al pari dell’Atalanta, altra grande protagonista della passata stagione).

Tre vittorie nei primi tre incontri del campionato non si vedevano da 14 anni, ovvero dalla stagione 2006/2007 quando il Milan di Carlo Ancelotti (che in campionato partì con 8 punti di penalità) andò a conquistare ad Atene la Champions League battendo in finale il Liverpool. Dobbiamo andare, invece, agli inizi degli anni novanta, nella stagione 1993/1994, per trovare la porta del Milan imbattuta nelle prime tre giornate del campionato: anche in questo caso, stiamo parlando di un’altra squadra da primato (forse il Milan più forte di tutti i tempi), ovvero del record di imbattibilità in porta di Sebastiano Rossi e dell’epopea della formazione allenata da Fabio Capello (vincitore di cinque scudetti con i rossoneri) che al termine di quella stagione inanellò l’ennesimo scudetto e la vittoria in Coppa dei Campioni (ancora una volta ad Atene contro il Barcellona).

San Siro, tribuna

Improbabile pensare di poter ripercorrere, già da quest’anno, la strada dei successi di Capello e Ancelotti, anche perché oggi il Milan non può più contare sull’esperienza dei vari Baresi, Boban, Albertini e Kakà, gente che ha segnato anni e anni di vittorie e successi in rossonero, bensì su un manipolo di giovani arrembanti e sfacciati (e poco adusi ai grandi palcoscenici), pronto a conquistare le prime pagine delle cronache sportive. Quella vista in campo sinora, al netto dell’indisponibilità della Zlatan Ibrahimović, è una formazione dall’età media inferiore ai 23 anni, con ben sette giocatori che sono nati dopo il 1999, a partire dal portiere Gianluigi Donnarumma (classe 1999, ma ormai già un veterano) per finire al diciottenne Lorenzo Colombo (nato nel 2002). Nessuna squadra in Europa (tra i cinque campionati più importanti del vecchio continente) può fregiarsi di questo primato anagrafico.

Sinora la campagna acquisti operata dal direttore tecnico Paolo Maldini sembrerebbe aver portato i primi frutti. Ma la stagione è ancora lunga e le sfide più importanti (senza dubbio, le più difficili sulla carta) arriveranno solo più tardi. Senza dimenticare il doppio impegno, Serie A-Europa League, che a lungo andare potrebbe sfiancare le giovani bocche di fuoco rossonere.

Detto questo, il Milan ha tutte le carte in regola per poter arrivare in fondo sia in campionato che in Europa. Secondo tutti gli addetti ai lavori, i rossoneri di Pioli, con Atalanta, Napoli, Lazio e Roma, sarebbero tra i favoriti a finire tra i primi quattro della classifica in A (posto che Juventus e Inter occuperebbero le prime due posizioni della graduatoria) e i favoriti in assoluto (dopo le squadre inglesi del Tottenham e dell’Arsenal) a conquistare l’Europa League (la cui vittoria, tra l’altro, garantirebbe la qualificazione automatica alla prossima edizione della Champions League).

Soltanto nelle prossime giornate riusciremo a capire se questa sarà veramente una stagione da ricordare per il Milan. Intanto, i tifosi del Diavolo si coccolano i loro ragazzini terribili, con la speranza di ritornare a calcare al più presto i rettangoli di gioco dei più importanti stadi del vecchio continente.

Lakers contro Heat, tutto quello che c’è da sapere sulla finale NBA 2020

Pronostici finali NBA 2020 tra i Los Angeles Lakers e i Miami Heat

Staples Center

Lakers e Heat disputeranno le finali NBA 2020 al Walt Disney World di Orlando, in una serie di partite che si preannunciano spettacolari e cariche di emozioni. Miami ha vinto il titolo a Est superando la formazione dei Boston Celtics (4-2) mentre i Lakers, come da pronostico, sono arrivati sino in fondo a Ovest dove in finale hanno avuto la meglio dei Denver Nuggets (4-1).

Dunque, per la prima volta nella storia della NBA, due squadre che hanno mancato l’anno prima l’accesso ai playoff, si sfideranno per il titolo di campione. Tanti gli incroci e le storie personali che faranno da sfondo all’evento più importante della stagione.

Sin dall’inizio del campionato, a fare la differenza nella fila dei gialloviola e, più in generale, in tutta la Western Conference, è stata la stella dei Lakers LeBron James che nell’ennesima finale della sua sontuosa carriera si appresta a vivere una sfida unica contro la sua ex squadra e, soprattutto, contro il suo ex coach, Erik Spoelstra, uno degli allenatori che più ha contribuito allo sviluppo del campione dei Lakers.

The King punta al suo quarto anello, al titolo di campione NBA con la terza squadra diversa e a diventare il primo giocatore della storia della lega a vincere il premio di miglior giocatore delle finali con una squadra (Miami) e affrontare la stessa, successivamente, in un’altra serie di finali. James ha vestito la canotta degli Heat dal 2010 al 2014, vincendo i primi due campionati della sua carriera nel 2012 e nel 2013 (il terzo anello è arrivato con i Cleveland Cavs nel 2016), centrando nuovamente la finale nel 2014, poi persa contro i San Antonio Spurs di Marco Belinelli. Non a caso, dall’addio di James, Miami non ha più raggiunto le finali NBA, precipitando sempre più in fondo nella classifica delle migliori squadre del campionato.

Dall’altro lato c’è il presidente degli Heat, Pat Riley, che durante la sua carriera di allenatore ha vinto quattro campionati in sette anni con i Lakers “migliori di tutti i tempi”, ovvero con la squadra “Showtime” delle leggende Magic Johnson e Kareem Abdul-Jabbar. Riley è stato il vero artefice della rifondazione degli Heat, colui che ha voluto Jimmy Butler nel 2019 nonostante un tetto salariale strettissimo ed ha aggiunto al roster a febbraio i nomi di Andre Iguodala, Jae Crowder e Solomon Hill, “cacciando” tra i vari anche Dion Waiters che oggi, con la maglia dei Lakers, potrà prendersi la sua rivincita.

LeBron James

Sarà una serie finale ricca di emozioni per tutto l’ambiente di Los Angeles che non arriva a vincere un titolo NBA dal 2010, ovvero da quando i gialloviola allora erano guidati sul campo da Kobe Bryant, il mito dei Lakers tragicamente scomparso in un incidente in elicottero il 26 gennaio scorso, insieme alla figlia Gianna e ad altri sette passeggeri.

Chi vincerà?

Los Angeles, che ha dominato in lungo e in largo la stagione regolare, parte come la favorita assoluta delle finali. Gli Heat però non saranno la vittima sacrificale della serie, avendo già surclassato in questi playoff due squadre che erano ben più quotate (Boston e Toronto). Per poter giocare alla pari con i Lakers, però, coach Spoelstra e i suoi ragazzi dovranno tirare fuori gli artigli e dare il massimo in ogni singola azione. Il duo formato da LeBron James ed Anthony Davis potrebbe diventare un ostacolo insormontabile per la difesa degli Heat che, ricordiamo, nella regular season non ha avuto un singolo giocatore tra i primi 30 marcatori della stagione. Butler e compagni dovranno in sostanza giocare quattro partite perfette in attacco per portarsi a casa l’ambito trofeo, altrimenti, così come riportano tutti gli addetti ai lavori, sarà festa Lakers.

Chi vincerà la Serie A 2020-2021?

Sarà la Juventus ancora una volta la squadra da battere?

La Juventus conquisterà il tricolore anche quest’anno?

Calciofili di tutto il mondo e appassionati non appartenenti ad alcuna fede calcistica rallegratevi perché abbiamo buone notizie per voi: la Serie A 2020-2021 non sarà il solito affare a tinte bianconere! Avete capito bene: la Vecchia Signora quest’anno non dominerà il torneo nostrano come suo solito ma se la vedrà in primis con l’Inter di Conte, che con Vidal in campo risulta la più temibile tra le rivali, e con il redivivo Napoli della nuova stella Osimhen. Occhio poi al Milan che, sebbene non sia fra le squadre favorite per la vittoria finale, nel corso dell’ultimo campionato ha stupito tutti ottenendo, da giugno ad agosto, risultati impressionanti. Se per caso vi è sfuggito ci siamo qua a noi a ricordarvi come in quei tre mesi di calcio estivo il Diavolo ha ottenuto più punti di tutti: i rossoneri sarebbero dunque detentori dell’ipotetico scudetto più caldo della storia del pallone. Se queste tre sono le squadre che a nostro avviso potrebbero impensierire la Torino bianconera, c’è un altro aspetto che potrebbe incidere sull’ennesima trionfale corsa juventina: l’inesperienza di Pirlo come allenatore. Ci dispiace dirlo ma il nuovo tecnico è un’incognita per noi e, sotto sotto, per la stessa Juventus: non avendo mai allenato un club in vita sua, siamo sicuri chesia l’uomo giusto al posto giusto? Con il passare del tempo capiremo se la nostra è solo una considerazione sbagliata o un qualcosa su cui riflettere. Voi direte: ” La Juve vista contro la Sampdoria ci ha convinto!”. Vero, ma aspettiamo di vederla all’opera contro avversari più ostici prima di trarre conclusioni.

Inter, Napoli e Milan: tutti contro la Juventus

L’arrivo di Vidal in casa Inter è un segnale forte lanciato alla Juventus pronta a conquistare lo scudetto numero 10: i nerazzurri, con l’inserimento del cileno, giocatore muscolare e al tempo stesso tecnico, di fatto rafforzano e di molto la mediana, reparto che lo scorso anno non è sembrato all’altezza. Con tutto il rispetto per Gagliardini, che quando chiamato in causa non ha fatto male, Vidal è di un altro livello e il suo inserimento potrebbe anche “liberare” dalla panchina l’ostaggio Eriksen, più che un giocatore uno spettatore della maggior parte delle partite a causa delle sue qualità di attaccante aggiunto. La Juventus è dunque avvisata. Certo, per colmare definitivamente il gap con la Vecchia Signora secondo noi ci vorrebbe qualcosa in più, ossia un forte centrocampista come Kanté, tuttavia l’organico per infastidire l’odiata rivale c’è ed è di qualità: non dimentichiamoci che l’Inter davanti dispone della coppia d’attacco meglio assortita di tutta la Serie A, Lautaro-Lukaku, e sulle fasce giocano Hakimi e Kolarov. Non male davvero. Il Napoli, dal canto suo, con Petagna e il velocissimo Osimhen ha migliorato una rosa che per fortuna non è stata stravolta. A parte Koulibaly che potrebbe accasarsi al PSG, i big sono stati infatti tutti confermati. E se a loro si unissero anche Ünder e Veretout? In quel caso la Juventus dovrebbe guardarsi le spalle anche dagli Azzurri. Che dire infine del Milan? Con la riconferma di Pioli e di Ibra, la squadra rossonera è talmente galvanizzata da esprimere lo stesso calcio convincente che abbiamo apprezzato da fine giugno a inizio agosto; contro il Bologna il Diavolo è apparso in forma così come lo svedese che alla soglia dei 40 anni non ne vuole proprio sapere di appendere gli scarpini al chiodo. Non sappiamo se sarà in grado di reggere i ritmi di una stagione rossonera quest’anno davvero intensa, tuttavia il solo fatto di esserci rappresenta l’arma in più di una formazione ormai stanca di non competere per la vittoria finale. Il Milan potrà davvero impensierire la Juventus? Rispetto a Inter e Napoli forse no, ma Pirlo, un maestro di calcio e un allenatore ancora tutto da scoprire, dovrà comunque stare attento perché il cammino verso lo scudetto numero 10 della Juve sarà lastricato di insidie, alcune riconducibili proprio alla sua inesperienza.

Calciomercato, ultimi fuochi: ecco dove andranno Milik, Džeko, Cavani e Koulibaly

San Siro

Ultimi fuochi sul fronte del calciomercato, con le big della Serie A pronte a mettere a segno il colpo decisivo della stagione. La Juventus, dopo aver spedito Gonzalo Higuaín negli Stati Uniti all’Inter Miami (dove riabbraccerà l’altro ex juventino Blaise Matuidi) e aver preso in attacco lo spagnolo Álvaro Morata (che torna a Torino dopo 4 stagioni in prestito dall’Atletico Madrid con diritto di riscatto), ha in sostanza chiuso la sua campagna acquisti che, però, secondo i bene informati, potrebbe riservare un ultimo colpo ad effetto.

L’infortunio di Alex Sandro, con buona probabilità, spingerà gli uomini mercato della Vecchia Signora a cercare un sostituto in quel settore del campo (tra gli obiettivi anche il terzino del Chelsea Emerson Palmieri, già nel mirino dell’Inter di Antonio Conte), mentre in caso di cessione di Douglas Costa (che ha richieste in Premier League e nella Liga), il sodalizio bianconero potrebbe ritentare la scalata verso Federico Chiesa della Fiorentina, anche se il patron viola Rocco Commisso ha dichiarato il figlio d’arte incedibile per questa stagione.

L’ultima ghiotta novità riguarda però Paulo Dybala. La Joya, come dodici mesi fa, sarebbe passato dall’essere elemento indispensabile della rosa di Andrea Pirlo a pedina sacrificabile sul mercato. In questo senso, il nome nuovo è quello di Ansu Fati del Barcellona, l’erede di Lionel Messi, il giovanissimo (non ha ancora compiuto 18 anni) attaccante dei blaugrana che ha già acceso le fantasie dei top club europei, Juventus compresa, che starebbe pensando ad un clamoroso scambio, appunto, con Dybala. Fati di recente ha siglato un accordo con la Gestifute dell’agente Jorge Mendes (procuratore di Cristiano Ronaldo) e, stando a quanto emerso, il rinnovo del contratto con il club catalano sarebbe in una fase di stallo, tanto che si sarebbe aperta anche l’opzione dello scambio o della cessione del predestinato del Barcellona.

L’altra notizia che potrebbe sconvolgere la sessione corrente di mercato arriva dalla Francia. Nelle ultime ore è rimbalzata prepotentemente alla ribalta la voce secondo cui Kylian Mbappé, il fuoriclasse francese in forza al Paris Saint-Germain, già campione del mondo con la nazionale dei Bleus a Russia 2018, potrebbe lasciare la capitale francese prima della naturale scadenza del suo contratto con i parigini. Secondo il quotidiano sportivo l’Equipe, l’attaccante, da un anno nel mirino del Real Madrid di Zinedine Zidane, sarebbe finito nell’orbita del Liverpool e del tecnico Jürgen Klopp, pronto a fare sin da subito follie per l’ex Monaco.

Stadio Olimpico

In Serie A continua a tenere banco la telenovela Edin Džeko. L’attaccante bosniaco della Roma, fino a qualche giorno fa vicinissimo a vestire la maglia della Juventus, con buona probabilità resterà anche per questa stagione in giallorosso, dove dovrà convivere forzatamente (a meno di clamorose novità) con il tecnico portoghese Paulo Fonseca. L’altro caso è quello di Arek Milik, l’attaccante polacco del Napoli il cui passaggio alla Roma si è arenato ad accordo praticamente raggiunto. Si parla di un Aurelio De Laurentiis profondamente irritato per la vicenda; ciò nonostante, il patron azzurro ha la possibilità di cedere l’ex Ajax in Inghilterra, ad esempio, al Tottenham di Josè Mourinho. In casa Napoli si lavora anche per la cessione di Kalidou Koulibaly: il difensore centrale azzurro probabilmente si accaserà in Francia al Paris Saint-Germain per una cifra non inferiore ai 50 milioni di euro.

Chiudiamo parlando di Inter. I nuovi innesti, Aleksandar Kolarov, Achraf Hakimi e Arturo Vidal, sembrano aver già preso in mano le chiavi della formazione nerazzurra. Conte e i suoi starebbero pensando al mediano del Chelsea N’Golo Kanté come rinforzo a centrocampo mentre è tornato di moda il nome di Edinson Cavani, il 33enne centravanti uruguaiano in uscita dal Paris Saint-Germain, obiettivo anche del Real Madrid e della Juventus.

L’impresa leggendaria di Pogacar al Tour de France

Pogacar, professionista da un solo anno, fa già parte della storia del ciclismo

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Il ciclismo come lo abbiamo conosciuto fino a oggi non sarà più lo stesso

No, non è una frase fatta: il ciclismo come lo abbiamo conosciuto fino a oggi non sarà davvero più lo stesso dopo l’incredibile trionfo al Tour de France 2020 di Pogacar. Tutti, noi compresi, dal 29 agosto in poi eravamo pronti a gustarci un Roglic imprendibile in salita e invece ecco spuntare un giovane che di nome fa Tadej, che nella cronoscalata decisiva, quella del penultimo giorno a Planche des Belles Filles, è divenuto il più insospettabile dei trionfatori della più bella e intensa corsa a tappe maschile di ciclismo su strada professionistico. Ora, direte voi, è facile salire sul carro del vincitore e omaggiarlo, e avete ragione a sostenerlo, ma pensate che nemmeno le più grandi aziende di scommesse davano molte speranze al 22enne sloveno, dunque potreste anche perdonarci! Scherzi a parte, il ciclista del UAE Team Emirates dopo un solo anno di professionismo è il primo sloveno dalla storia a vincere il Tour de France, nel suo caso con uno scarto di 59’’su Primoz Roglic, e nessuno prima di lui aveva mai indossato nel corso della stessa manifestazione la maglia gialla, quella bianca e quella a pois. Piccolezze dite? Non abbiamo ancora finito: Pogacar è il secondo più giovane corridore ad aggiudicarsi il Tour con i suoi 21 anni e 365 giorni dopo Henri Cornet che ci riuscì nel 1904 a soli 19 anni e 352 giorni. Trionfatore in ben tre tappe di quest’edizione, Tadej ha migliorato anche il record di scalata di 5 GPM. Chapeau.

Quanti record da ricordare!

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L’impresa di Pogacar, fresco vincitore del Tour de France 2020, è talmente bella e pazzesca da obbligarci a ripetere ancora una volta alcuni incredibili record che è riuscito a infrangere: oltre ad avere spiazzato completamente le più importanti aziende di scommesse, che davano Roglic come stra-favorito e Pogacar distante anni luce dal 30enne campione del Team Jumbo-Visma, il 22enne ha conquistato la maglia gialla, ottenuto quella bianca di miglior giovane e infine quella a pois di miglior scalatore, e non è da tutti, anzi…Non solo: Tadej, che ha letteralmente dominato la Grande Boucle, è il più giovane corridore ad essersi aggiudicato il Tour negli ultimi 111 anni, meglio di lui solo il francese Henri Cornet che nel 1904 vinse a 19 anni. Non male per la nuova stella del ciclismo che con le sue imprese rivoluzionerà totalmente questo sport da qui ai prossimi anni a venire. A partire dal Mondiale di Imola, ormai al via, siamo certi che la rivelazione del Tour de France del 2020 sarà pronta a superare, pedalata dopo pedalata, i ciclisti che proveranno a frapporsi sul suo (vincente) cammino.

Che corridore è TadejPogacar?

A questa domanda verrebbe da rispondere così: ”Il primo che è riuscito a spezzare il dominio durato un decennio di Sky/Ineos”. Ovviamente c’è molto di più da dire: Pogacar è il ciclista venuto dal nulla, o meglio dalla piccola cittadina slovena di Komenda, protagonista di una bellissima favola sportiva che avevamo una gran voglia di vivere. Impressionante in salita e dotato di gambe davvero resistenti, caratteristiche che lo porteranno lontano, il giovane sloveno non ricorda nessun professionista del passato forse perché all’apparenza non ha punti deboli: su ogni terreno dimostra infatti di essere un atleta eccezionale. E siamo solo agli inizi…Da un talento di questo genere, in grado di emozionarci grazie alla sua pedalata fluida e al tempo stesso decisa, dobbiamo davvero aspettarci di tutto, anche che il ciclismo come lo abbiamo conosciuto fino a oggi non sarà più lo stesso! Dite che stiamo esagerando? Preparatevi a osservare le nuove imprese di Pogacar durante il Mondiale di Imola e poi ne riparleremo.

Playoff NBA, grande equilibrio nella bolla di Orlando: chi sarà la stella che farà la differenza?

Le giocate delle superstar NBA romperanno l’equilibrio ai playoff di Orlando

NBA arena

Con la vittoria di Houston contro Oklahoma City in gara-7, si è andata completando la situazione delle semifinali di Conference dei playoff NBA. Sinora nella bolla di Orlando, in Florida, eccezion fatta per la sfida tra Indiana e Miami (con gli Heat vincenti 4-0), è stato rispettato il posizionamento nel tabellone della regular season, ma quasi tutte le gare della seconda fase sono state giocate punto a punto, a conferma di un equilibrio mai visto prima nella post season del campionato cestistico d’oltreoceano.

Non sorprenderebbe più, a questo punto, assistere a qualche altro clamoroso risultato a sorpresa tra le otto squadre ancora in corso per l’anello più ambito. Anche per gli addetti ai lavori, infatti, i Los Angeles Clippers, i Los Angeles Lakers, i Milwaukee Bucks, i Miami Heat e i Boston Celtics hanno quasi tutte le stesse probabilità di vincere il campionato. A fare la differenza alla fine saranno però le stelle delle rispettive squadre, come accadde con Nowitzki che nel 2011 portò alla conquista del titolo i Dallas Mavericks o, più di recente, con Leonard nella vittoria dei Toronto Raptors nell’ultima stagione.

Partiamo proprio dagli Houston Rockets che hanno cominciato alla grande la serie contro i Los Angeles Lakers di LeBron James vincendo gara-1 delle semifinali a Ovest (successivamente, perdendo gara-2). Nella stagione regolare, Harden e Westbrook (60 punti in due nella prima partita contro LA) sono stati di gran lunga due delle migliori guardie del campionato. Posto che Green riuscirà a giocare alla pari contro Harden, più difficile il discorso potrebbe farsi per l’MVP della stagione 2016/2017 che, contro i vari Caruso e Caldwell-Pope dovrebbe avere vita facile. La serie, come visto, vive di un sostanziale equilibrio che solo le superstar (come per James in gara-2) delle rispettive squadre potranno smuovere.

Dopo aver superato Utah in sette match grazie alla vena realizzativa del duo Murray-Mitchell, i Denver Nuggets sono usciti sconfitti in gara-1 contro i Los Angeles Clippers, tra le squadre favorite alla vittoria del titolo NBA. Se i Nuggets vorranno smentire tutti gli addetti ai lavori e ribaltare il pronostico, avranno bisogno di Jokic nel pieno della sua forma, come in gara-2 quando il serbo ha trascinato suoi in un’emozionante vittoria che ha rimesso in pari la serie.

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Sfida ostica, invece, per i campioni in carica dei Toronto Raptors nelle semifinali a Est contro i Boston Celtics. La seconda serie dei playoff per la compagine canadese è cominciata subito con due sconfitte. Boston, sulla carta, ha avuto maggiore potenza di fuoco dal proprio roster, in particolar modo dal front court con Tatum, Brown e Smart capaci di dare fastidio a qualsiasi difesa. Tuttavia, la compagine canadese è riuscita a riportare l’equilibrio nel confronto (2-2 dopo le prime quattro gare), a conferma della grande competitività che oggi regna in NBA.

Veniamo a Miami, la vera sorpresa di Orlando. Gli Heat, dopo aver eliminato Indiana con un secco 4-0, guidano la serie contro i Milwaukee Bucks (3-1) dopo aver vinto le prime tre partite. Merito di Jimmy Butler che sta viaggiando a ritmi elevatissimi nella sfida contro la squadra di Antetokounmpo (oltre 30 punti per allacciata di scarpe), il cui futuro prossimo, nel caso di eliminazione dei Bucks, potrebbe essere lontano da Milwaukee.

I Lakers, si diceva, sono sull’1-1 contro Houston. Al netto di quello che uno come James potrà dare alla squadra di qui alla fine, molto dei prossimi successi dei gialloviola passeranno per le prestazioni di Anthony Davis che, partita dopo partita, sta diventando un’ala sempre più completa offensivamente.

Infine, parliamo dei Clippers, ad oggi la squadra che ha le maggiori chance di vincere il titolo NBA. Il motivo? Leonard è la stella del gruppo ed è nel fiore degli anni. Ha già vinto due volte il titolo di MVP delle finali, con due club diversi. Inoltre, è accompagnato da George che, ad ogni buon conto, è considerato uno dei migliori cinque giocatori del campionato. Una sorta di Jordan-Pippen, come visto, che difficilmente mancherà l’obiettivo finale.

Finale Champions League, appuntamento con il destino per il Paris Saint-Germain

Pronostici Champions League, come arrivano le due squadre in finale

pallone Champions League

Più di un miliardo di euro. Questa è la cifra che l’imprenditore ed ex tennista professionista Nasser Ghanim Al-Khelaïfi, delegato del fondo sovrano qatariota Qatar Investment Authority a presiedere il board del club calcistico più illustre della capitale francese, ha speso in circa dieci anni a Parigi. Dal 2011 sono sbarcati al Parco dei Principi i migliori giocatori del mondo, pagati letteralmente a peso d’oro, da Zlatan Ibrahimovic a David Beckham per finire all’astro nascente del calcio mondiale Kylian Mbappé, costato complessivamente quasi 180 milioni di euro (il secondo acquisto più oneroso di sempre della storia del calcio). L’obiettivo? Portare nel più breve tempo possibile il nome dei parigini sul tetto d’Europa.

Al netto dei sette scudetti vinti in Ligue 1 negli ultimi otto anni, il PSG, tuttavia, non ha mai brillato tra le big del vecchio continente, arrivando nelle ultime stagioni al massimo a conquistare i quarti di finale della Champions League.

Si tratta, in sostanza, di una debacle assoluta, almeno fino a quest’anno, quando domenica 23 agosto a Lisbona Les Parisiens del tecnico tedesco Thomas Tuchel avranno l’opportunità di giocarsi la finale del trofeo europeo più ambito, andando a sfidare i campioni di Germania del Bayern Monaco, già cinque volte vincitori della coppa dalle grandi orecchie.

Ancora novanta minuti (più eventuali tempi supplementari e calci di rigore) separano la franchigia francese da un verdetto atteso ormai da troppo tempo. La cifra totale degli investimenti licenziati da Al-Khelaïfi è stata di un miliardo e 268 milioni di euro, ammontare che è servito a chiudere 43 diverse operazioni di mercato. Tra i primi giocatori ad abbracciare, ormai un decennio fa, il nuovo ed ambizioso progetto del Paris Saint-Germain ricordiamo Thiago Silva e Javier Pastore (entrambi pagati 42 milioni di euro), Edinson Cavani (65 milioni di euro), Angel Di Maria (63) e David Luiz (49,5).

stadio calcio

Oltre al già citato Mbappé, la proprietà qatariota del sodalizio parigino nel 2017 si è concessa il lusso di sborsare 222 milioni di euro per pagare il cartellino del brasiliano Neymar (al Barcellona), ad oggi l’operazione di mercato più costosa mai eseguita da un club di calcio. In definitiva, la squadra parigina ha messo in campo qualcosa come 685 milioni di euro solo per la firma dei contratti ed il pagamento degli stipendi (fino ad oggi) di Neymar e Mbappé; a questo dato, si aggiungano i 306 milioni di euro elargiti per i vari centrocampisti approdati a Parigi (tra cui l’italiano Marco Verratti nel 2012 per 12 milioni di euro), i 247 milioni di euro per i difensori e i 28 milioni di euro per i portieri (tra cui anche Gigi Buffon).

Un altro dato interessante a livello statistico vede la Spagna e la Liga in cima alla classifica dei campionati dove il Paris Saint-Germain ha speso di più (con 333 milioni di euro); al secondo posto troviamo l’Italia e la Serie A con 323 milioni mentre, sul gradino più alto del podio, la Ligue 1 di Francia con 214 milioni.

In Portogallo, il PSG è pronto a scrivere la storia, non solo per la città di Parigi e per tutto il movimento calcistico francese (che ha visto vincere sinora soltanto una volta la Champions League con l’Olympique Marsiglia), ma anche per la multimiliardaria proprietà qatariota che mira a piantare la propria bandiera sulla vetta dello sport più seguito al mondo, in un più ampio risiko geopolitico nel Medio Oriente che vede i sovrani del Qatar contrapporsi a quelli degli Emirati Arabi Uniti (proprietari degli inglesi del Manchester City dal 2008).

La scommessa pazza – Champions League

Esistono principalmente due tipologie di scommettitori: quelli che si mettono a tavolino già da settimane prima, per pianificare quale sarà la loro prossima scommessa e mettere in lista il colpaccio del secolo, e quelli che si lasciano prendere dall’ispirazione del momento e decidono di piazzare scommesse completamente a CASO.

Una volta, una nostra amica alle prime armi nel mondo delle scommesse, riuscì a indovinare 14 partite su 15, scommettendo senza un criterio, cliccando a caso sugli eventi in palinsesto.

QUATTORDICI PARTITE su QUINDICI.

Ci chiediamo ancora oggi come abbia fatto; secondo noi non ha dormito per due notti di fila per elaborare quella multipla nei minimi dettagli e ci ha mentito spudoratamente.

Scherzi a parte, oggi abbiamo elaborato per voi una vera e propria scommessa pazza per la Champions League, perché anche a noi ogni tanto piace rischiare!

Nome evento Risultato
Napoli – Genk, 10/12/2019 ore 18.55 Pareggio (X)
Chelsea – Lilla, 10/12/2019 ore 21.00 Vittoria del Lilla (2)
Inter – Barcellona, 10/12/2019 ore 21.00 Vittoria dell’Inter (1) + Totale gol under 3.5

In bocca al lupo!