Le migliori esultanze di sempre nel mondo del calcio

Quando più della rete segnata conta la sua celebrazione

goal

Gli inni alla gioia calcistica che mai scorderemo

Chiamatelo se volete rito apotropaico, indispensabile per allontanare quegli influssi negativi che fino a quel momento avevano sbarrato la porta anche al bomber più prolifico, oppure inno alla gioia, da consumarsi preferibilmente nell’arco di pochi secondi dalla rete segnata. Siete spiazzati, un po’ confusi e non avete ben compreso di cosa stiamo parlando? Lo immaginavamo, dunque proviamo subito a recuperare dicendovi che oggi discuteremo delle più belle esultanze che i calciatori sono soliti regalarci nel momento in cui, grazie a un gesto tecnico non per forza superbo, superano il portiere avversario. Le migliori celebrazioni di sempre, in alcuni casi veri e propri balletti di gruppo e in altri casi mosse eseguite in solitaria, fanno parte dell’universo del pallone e lo rendono ancor più attraente. Sembra assurdo ma certe volte più del goal stesso non vediamo l’ora di farci irretire da gestualità alla Pato, che era solito esultare disegnando un cuoricino con le mani, oppure da movenze alla Peter Crouch, che ballava una robot dance che neanche il ballerino di free-style più esperto saprebbe imitare. Senza queste performance, che cosa sarebbe in fondo il pallone? Probabilmente uno sport interessante ma privo di anima; ben vengano dunque le esultanze! Tra queste non possiamo non menzionare la chicken dance di Kevin Nolan, ex calciatore oggi allenatore, che si atteggiava a “pollo pazzo di entusiasmo” quando con un tiro gonfiava la rete. Come lui anche Luis Suárez sa come farsi notare quandobacia i tatuaggi in onore della sua famiglia per celebrare la sua impresa sportiva. Che dire poi delle capriole del bomber Miroslav Klose che, dopo aver segnato, non mancava di librarsi in aria? Da nostalgici del calcio anni ’90 come scordare infinela maglietta sulla testa di Ravanelli e il bacio alla fede nunziale del mitico Raul, totem assoluto del Real Madrid? Che gesti poetici rimasti ancora oggi impressi nella nostra mente!

Il violino di Gilardino, le mitragliate di Batistuta e tanto altro ancora

Sono talmente tante (e belle) che menzionarle tutte è impossibile: stiamo parlando delle esultanze dei calciatori che sono rimaste nella storia del nostro sport preferito. Se nel paragrafo precedente vi abbiamo ricordato, tra le altre cose,il cuoricino disegnato con le mani da Pato, la robot dance di Peter Crouch e la chicken dance di Kevin Nolan, ora non possiamo esimerci dal portare alla vostra attenzione il violino di Alberto Gilardino, il pollice in bocca di Francesco Totti e le dita sotto gli occhi di Giampaolo Pazzini. Questi gesti pittoreschi di campioni senza tempo non sono gli unici ad averci colpito: come la mettiamo con le capriole,non stilisticamente perfette, di Robbie Keane (meglio quelle di Klose) e le “mitragliate” di Gabriel Omar Batistuta? E il tuffo di Jürgen Klinsmann, celebrazione forse retrò ma che continua a farci venire i brividi? Da appassionati di festeggiamenti quali siamo, vi suggeriamo la mano all’orecchio di Luca Toni e la boxe di Tim Cahill che prende a pugni un avversario immaginario. Non conoscete questo gesto all’apparenza inconsulto? Navigate in rete e lo troverete di sicuro, così comela M disegnata con le mani da Mesut Özil con tanto di ciuccio annesso. Difficile spiegarvelo a parole se non avete presente tale combo; un video su Internet vale più di mille spiegazioni, fidatevi.

Un gestodi liberazione

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Esultare alla Krzysztof Piątek, che imita un pistolero intento a zittire ogni critica, oppure alla Mario Balotelli, che in Germania-Italia dell’Europeo 2012 mostra i muscoli, è un modo che hanno i professionisti del pallone per liberarsi della tensione accumulata. Non riuscire a segnare, soprattutto per un attaccante, è un qualcosa di estremamente negativo, dunque saltellare di gioia come faceva Obafemi Martinsnon significa certo mancare di rispetto all’avversario ma rispettare lo sport per cui i calciatori sono pagati fior fior di milioni. Trattasi di attaccamento alla maglia. Non potevamo concludere quest’articolo senza una menzione speciale. Quale? Quella che ha come protagonista Carletto Mazzone che corre sotto la curva dell’Atalanta dopo che il suo Brescia ha pareggiato una pazzesca stracittadina conclusasi 3 a 3. In quell’occasione, era l’anno 2001, il c.t esclamò in romanesco“Mo’ se famo er terzo go’ vengo sotto’a curva”; e così è stato. Rito apotropaico, inno alla gioia oppure gesto di liberazione?

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